meditazione
del novilunio
in CAPRICORNO


 

di Chicca Morone


Continuiamo questo viaggio nel mondo dei simboli astrologici per far emergere da noi l’antica conoscenza, quella a cui inconsciamente ci rivolgiamo per decodificare le nostre idee, i nostri sogni, le nostre paure, le nostre azioni.

Iniziando il nuovo anno è preferibile cambiare l’impostazione della meditazione per evitare che i simboli, oramai appesantiti dalla banalizzazione dell’uso, abbiano minore impatto sul nostro inconscio.

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Ci troviamo nella nostra casa in montagna, uno chalet di legno costruito da nostro padre in cui abbiamo trascorso le vacanze estive per lunghi anni: lì abbiamo vissuto giornate splendide insieme alla nostra famiglia composta dai nostri genitori, i nostri fratelli, i nonni, gli zii, i cugini e tanti amici.

Sulle pareti del salotto ci sono quadri che illustrano scenari naturali dove animali e vegetazione sembrano fondersi gli uni con gli altri.

Decidiamo che è l’ora della passeggiata, per cui avvolgendoci nel caldo piumino e calzando un berretto di pelo apriamo la porta per uscire: l’aria è frizzante e respirando a pieni polmoni ci incamminiamo lungo il sentiero che porta verso la montagna.

Ascoltiamo il rumore dei nostri passi sulla terra e mentalmente abbiniamo il ritmo ad una canzone a cui siamo particolarmente legate: è un ritornello di quando eravamo piccole e desideravamo non smettere mai di giocare.

La strada diventa meno ampia e incominciamo a inerpicarci lungo la salita: per aiutarci nel cammino prendiamo da terra un bastone nodoso che sembra ci abbia aspettato per proseguire il percorso con noi.

Ad un tratto sulla destra veniamo attratte da una fessura nella roccia da cui filtra uno strano chiarore: la curiosità ci spinge a cercare il modo per entrare in questo spazio che sembra davvero magico.

Strisciando contro la parete riusciamo a trovarci dentro la grotta dove ci appare un fuoco che illumina le pareti: un gran silenzio, rotto solo dallo scoppiettio della legna, provoca nella nostra mente la sensazione di calma e di serenità.

Guardando intorno vediamo che ci sono ossa di animali sparse un po’ ovunque, per cui siamo certe che la grotta è stata abitata e che ha una sua storia, probabilmente molto antica.

Proseguiamo il nostro cammino verso il centro della montagna rischiarando i nostri passi con il ramo reso torcia nel fuoco acceso nell’antro e piano piano sentiamo uno scrosciare dell’acqua.

Nella piccola stanza appena raggiunta una larga pozza quasi nascosta tra i sassi sembra invitarci all’immersione.

Senza alcuna paura ci togliamo le vesti e scendiamo tra le pietre levigate con la sensazione di un già vissuto estremamente piacevole: l’acqua è tiepida e ci ricorda la nostra infanzia, quando eravamo pronte alla scoperta del mondo piene di fiducia verso ogni novità.

I piedi sono appoggiati al fondo, ma il desiderio di galleggiare ci spinge a sdraiarci sulla schiena e a chiudere gli occhi.

Immergiamo anche la testa in modo che solo il viso resti scoperto e allargando le braccia sentiamo il nostro corpo diventare sempre più leggero.

Dentro di noi una voce profonda ci invita a lasciare andare le ultime resistenze e con un sorriso sulle labbra iniziamo a pronunciare il nostro nome, dapprima silenziosamente, poi a voce sempre più alta.

La sensazione che ci sia un eco ci incuriosisce e cerchiamo di percepire quanto accade fuori di noi, pur mantenendo gli occhi chiusi.

La voce sembra scandire il ritmo del battito cardiaco e su questa pulsazione il nostro nome prende colori sempre diversi: rosso, corallo, arancione, giallo, verde, turchese, blu, indaco, violetto e magenta.

Nello stesso tempo il nostro corpo è attraversato da onde calme che ci portano a una maggiore profondità di respirazione.

È adesso che appare nella nostra mente l’immagine di Saturno, signore del tempo, che ci mostra una clessidra: la sabbia che scorre provoca in noi il pensiero della fine di un periodo, ma nello stesso tempo l’inizio del prossimo.

Saturno, il testimone del nostro debito karmico, ci comunica la sua decisione di rendere accessibile in questo momento e a ognuna di noi una parola con la quale poter sciogliere un nodo che ci lega alla nostra immanenza.

La parola risuona nella nostra mente e – anche se dapprima ci sembra incomprensibile - piano piano emerge dal nostro inconscio la connessione con quella parte di noi che difficilmente vogliamo affrontare, la nostra ombra.

L’acqua nella quale siamo immerse diventa sempre più fredda, per cui decidiamo di uscire dalla pozza: con enorme sorpresa la nostra pelle non è bagnata e riflette i colori ambrati di cui è illuminata la caverna.

Ci rivestiamo con la consapevolezza di ciascun indumento con cui copriamo il nostro corpo e tenendo il piumino su di un braccio e la torcia nell’altra mano ci avviamo verso l’uscita.

Il fuoco nel centro della prima stanza continua ad ardere; oltrepassandolo ci chiediamo come sia possibile che resti ardente, autorigenerandosi.

Appoggiando la schiena alla parete da dove siamo entrate scivoliamo fuori dove un bel sole caldo, nonostante l’aria invernale, ci riscalda.

Ci copriamo con l’ultimo indumento in nostro possesso e scendiamo allegramente verso casa.

Quando da lontano intravediamo lo chalet il nostro cuore batte più velocemente: dal comignolo esce un fumo bianco, indicando che c’è qualcuno all’interno che ci sta aspettando.

Ora, aprendo la porta e osservando quanto tutti gli oggetti intorno ci sembrino di colori più intensi, abbiamo la piacevole sensazione di essere entrate in un periodo della nostra vita dove tutto diventerà più autentico.

Siamo nuovamente nel quotidiano dove possiamo vivere la vita di tutti i giorni, ma con la certezza che potremo tornare nella grotta e rigenerarci ogni volta che lo desidereremo.

 

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Immagine tratta da http://www.astrosurf.com/cosmoweb/costellazioni/capricorno.html






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